giovedì 19 marzo 2015

Primi 2 Capitoli di Amore Proibito, Antonietta Agostini

~ Capitolo uno ~
L’ultimo scatolone è pronto. È da settimane che sono impegnata con l’imminente trasloco nel mio nuovo appartamento in centro. Tra pochi minuti incontrerò il titolare della ditta di trasporti che mi aiuterà a portare via la bellezza di venticinque scatoloni, alcuni mobili, e soprattutto la mia immacolata libreria che fino a qualche giorno fa era strapiena di libri ai quali tengo più di ogni altra cosa al mondo, e il pensiero di averli ammassati tutti in sei scatole mi da' sui nervi!
Fisso quelle scatole, in ognuna di esse c’è un ricordo, un pezzo di vita passata con Matteo.
Mi guardo intorno e sento un vuoto, lasciare questa casa mi fa star male, ho passato momenti bellissimi in queste quattro mura con Matteo, il mio ormai ex fidanzato, quasi futuro sposo. Non pensavo che saremmo arrivati fino a questo punto. Non avrei mai immaginato di svegliarmi una mattina e trovare un suo bigliettino ripiegato in due sul tavolo della cucina con scritto semplicemente: Non ci sto più dentro, ho bisogno di stare solo.
Tutto qui!
Mi ha liquidata così. A pochi mesi dal nostro matrimonio!
Ha chiuso una storia che durava da sei anni in un modo a dir poco ignobile e a mio avviso anche infantile, senza nemmeno avere il coraggio di spiegarmi quali fossero davvero le motivazioni di questa rottura. Fatto sta che, è sparito da tre settimane, ha preso alcune delle sue cose ed è andato via. È quello che sto facendo io ora ma con me porto tutto, tra noi è finita e non mi interessano più le sue motivazioni, è finita, punto.
Ricomincerò tutto da capo, in fondo nessuno muore per amore giusto?
Esco sul terrazzo a fumare una sigaretta in attesa che il tizio del trasloco arrivi. Fa freddo, mi tiro giù le maniche del maglione fino a coprire le mani e rabbrividisco.
Suonano alla porta, deve essere lui.
Mi affretto ad andare ad aprire, gettando la sigaretta non ancora accesa in un vaso.
«Oh, ce l’hai fatta!»
No, non è lui, è il mio migliore amico, Christian.
«Ero fuori a fumare!» mi giustifico.
«Mamma mia quanti cavolo sono!» dice guardandosi intorno fissando la fila di scatoloni.
«Dentro sei di quelli ci sono i miei adorati libri!» specifico indicando alcune scatole.
«Buttali no?» mi prende in giro poiché sa quanto ci tengo.
«Tu sei pazzo!» rispondo con un tono di voce quasi stridulo.
«Qualcosa di super alcolico ce l’hai da offrirmi? O quel bastardo si è portato via anche quello?»
È evidente che, anche per lui la storia del bigliettino non è stata semplice da digerire.
«Ti giuro che se Jacopo mi avesse fatto una cosa del genere lo avrei cercato in capo al mondo e lo avrei strozzato!»
Jacopo è il suo compagno. Fanno coppia fissa da dieci anni sebbene siano completamente diversi caratterialmente ma quando stanno, insieme soprattutto a qualche festa, tutto cambia e diventa magia.
Ne combinano una dopo l’altra, tra scherzi e finti litigi tra di loro sono un vero spasso!
«Eh vabbé, la vita va avanti. Ed io non starò a piangere per quel coglione un secondo di più», dico quasi convinta.
«Certo! Ah, Jacopo ha un amico super etero da farti conoscere», aggiunge facendomi l’occhiolino.
«No grazie. Per ora sono in pausa.»
«Ma smettila! Ti ci vuole una sana e ricca scopata mia cara, e vedi come ti passa tutto!»
Arrossisco e non dico nulla, sa quanto mi imbarazza parlare di sesso.
«Comunque scusa se te lo dico, ma secondo me quel gran farabutto ha un’altra.»





Quelle parole sincere arrivano dritte al cuore facendolo sobbalzare dal dolore, solo al pensiero mi sento morire.
«No, non credo. O almeno lo spero», dico con un filo di voce.
«Vabbé, troverai un altro super uomo che ti farà girare la testa!» dice convinto.
«Per ora non voglio nessuno. Non posso dimenticare la mia storia con Matteo, dovevamo anche sposarci.»
«Già, e invece la merda se l’è data a gambe levate. Gioia svegliati, dimenticati di lui, ha chiuso la vostra storia come se nulla fosse.»
A volte la sua sincerità mi spiazza, non ha peli sulla lingua e quando deve esprimere il suo pensiero, non ci gira intorno, va dritto al punto in un modo quasi spietato.
Spero davvero che Matteo non mi abbia mai tradita. So quanto fa male poiché l’ho vissuto sulla mia pelle quel genere di dolore, anche se non direttamente. Mia madre è stata tradita da mio padre.
Ora lei fortunatamente è riuscita ad andare avanti, e ora vive a Milano con il suo nuovo compagno.
Il mio cellulare inizia a squillare. Guardo il display ed è proprio mia madre.
Parli del diavolo e spuntano le corna. In questo caso però l’ho solo pensata!
«Ciao, piccolina bella della mamma!»
Da quando siamo lontane si comporta diversamente con me è anche più dolce. Non mi aveva mai chiamato “piccolina bella della mamma”. L’aria di Milano deve farle uno strano effetto!
«Ciao mamma, come state te e Riccardo?»
«Oh, diciamo bene. Abbiamo avuto dei problemi economici per via di alcune cose arretrate che avevamo da pagare.»
Il tono che assume mi sembra scoraggiato.
«Mamma lo sai che se ti serve una mano, non hai che da chiedere.»
So già che mia madre non accetterebbe mai aiuto da me. Lei deve farcela sempre da sola!
«No tesoro, va tutto bene. Ti chiamavo per altro. La prossima settimana verrò a Roma, ma starò pochissimo. Comunque appena sarò arrivata, ti avviso. Amore io scappo, ci sentiamo un’altra volta.» Magari avessi il suo carattere così combattivo. Io ogni volta che mi accade qualcosa mi chiudo a riccio.
Dopo svariati anni, mia madre e mio padre mi hanno raccontato il perché della loro separazione, e indovinate un po’ qual è il motivo?
Quando avevo all’incirca otto anni, mio padre e mia madre stavano attraversando un periodo di crisi, forse dovuto dal troppo stress o a causa delle opinioni diverse su come educare me. Invece poi, mi hanno raccontato la verità.
Mio padre è sempre stato un bell’uomo, alto, capelli brizzolati, occhi marroni e profondi, e un aspetto sempre ben curato. Forse è per questo che tutte le donne gli giravano intorno, e lui non ha mai saputo dir di no alle avance di una donna!
Quando mio padre era ancora un avvocato si invaghì di una sua cliente. La signora in questione lo aveva assunto per divorziare dal marito ma alla fine, ironia della sorte, finirono per avere una relazione.
Mia madre li scoprì insieme in casa nostra, nel letto che aveva sempre condiviso con lui, e così cacciò mio padre a calci nel sedere da casa.
Adesso con Riccardo ha raggiunto la pace dei sensi. Mio padre invece, da quando si è separato dalla mamma, non ha mai avuto una relazione stabile e duratura. Al massimo le sue donne hanno la durata di un mese, perché lui puntualmente le tradisce tutte. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
«Ehi, ti sei imbambolata?» la voce di Christian mi riporta alla realtà.
«Pensavo...»
«Mhm, facevi finta di pensare secondo me con quel cervellino piccolo che hai!» adora prendersi gioco di me.
Faccio la finta offesa e alla fine scoppiamo a ridere fragorosamente.
Suonano alla porta e il campanello quasi ci fa sobbalzare.
«Aspetti qualcuno?»
«Certo, il traslocatore. Dimenticavi?»
«Ah vero.»
Non rispondo e mi accingo ad aprire la porta di casa.
Quando lo faccio mi ritrovo di fronte un uomo dagli occhi di un azzurro limpido come il cielo, e i capelli neri corvino perfettamente messi in ordine. Il suo corpo non è di quelli palestrati che a me, al contrario di quanto si possa pensare, non piacciono affatto. Indossa una polo blu con una striscia bianca sul colletto e dei jeans attillati che fasciano perfettamente le sue gambe lunghe.
«Salve, sono Nicholas Lombardelli, ci siamo sentiti ieri per telefono», dice.
Mi fissa sorridendo e deve essersi accorto dell’effetto che ha avuto su di me poiché arrossisco e con un filo di voce gli dico: «Prego, si accomodi.»
Gli faccio strada mentre noto che Christian è rimasto a bocca aperta a fissarlo.
«Queste sono le cose da trasportare?» mi chiede con tono cordiale.
«Sì. Posso offrirle qualcosa?»
«No grazie, non si preoccupi. Se posso sistemarmi da qualche parte, le faccio il preventivo per il trasloco», mi sorride e quasi rimango senza fiato.
Resto imbambolata come una scema. Non so cosa mi stia succedendo, non mi era mai capitato prima, ma quest’uomo ha uno strano effetto su di me. Il suo sguardo è magnetico.
«La perdoni. Prego c’è il tavolo della cucina, quello almeno è rimasto e credo che debba rimanere qui!» ironizza Christian.
Nicholas tira fuori dalla sua valigetta un blocco e una calcolatrice, poi conta le scatole e i mobili da portare via.
Lo guardo ammaliata mentre assume un’aria molto professionale. Quando solleva gli occhi dai fogli che ha davanti a sé e mi fissa sorridendo, io istintivamente abbasso lo sguardo e mi sento avvampare.
«Sono trecento euro. Se accetta il preventivo, possiamo venire anche domani», annuncia alla fine.
«Ah. La ringrazio. Va benissimo.» Da imbranata quale sono, riesco a dire solo questo.
«Possiamo fare domani mattina se per lei va bene.»
«Certo. Posso passare nel suo ufficio a portare l’assegno?»
«Va bene, non si preoccupi. Domani mattina verranno due operai a portare via tutto. Poi quando avranno fatto io l’aspetto in ufficio.»
«Grazie mille. Allora ci vediamo domani.»
«Sì, per lei va bene per le otto?»
«Assolutamente si», sorrido.
«Perfetto. Allora io vado, questo lo lascio a lei», conclude porgendomi il foglio del preventivo.
«A domani»
«Aaaa…a domani», balbetto.
Okay, questo uomo ha un effetto troppo strano su di me. E il pensiero che dovrò rivederlo domani un po’ mi mette ansia.
Lo accompagno alla porta. Prima di scendere le scale si volta verso di me e mi fa un occhiolino che mi lascia di stucco come una scema davanti alla porta di casa.
«Ehi, ci risiamo? Terra chiama Gioia, rispondi Gioia.»
Scuoto la testa e noto che Christian mi sta fissando divertito.
«Ma che hai? Sembra che non hai mai visto un gran pezzo d’uomo. Perché detto tra noi … è proprio bello!»
«Sì, bellino», fingo indifferenza nei confronti di quell’uomo.
«Bellino? Scherzi? Ma se sei diventata paonazza quando ti ha guardato!» mi stuzzica.
Arrossisco e fingo di sistemare le ultime cose rimaste.
«Va bene suor Gioia, io vado che Jacopo mi aspetta a casa. Ci sentiamo domani. Mi raccomando, domani datti una sistemata.»
«Mica devo andare a ballare!» lo canzono perché so benissimo dove vuole andare a parare.
Quando resto sola mille pensieri invadono la mia mente.
Ripenso a Matteo, e a quello che mi ha detto Christian. Non può essere così, non può avermi lasciata per un’altra donna. Ma se lo avesse fatto davvero?
No, non voglio pensarci. Tra noi è finita e non posso stare male per lui. Ha deciso così, e io devo riprendere in mano la mia vita. Giuro a me stessa che nessuno sfiorerà più il mio cuore, perché la delusione della rottura con Matteo, fa male e graffia l’anima.


~ Capitolo due ~


Mi sveglio molto presto. Sono in ansia per il trasloco che chiuderà definitivamente la mia storia con Matteo. Vorrei mettere anche i ricordi in una scatola e non farli uscire mai più. Non ho voglia di innamorarmi, ho solo voglia di riprendere a lavorare, visto che per colpa sua ho accantonato anche il mio lavoro. Tornerò in redazione e chiederò se hanno ancora bisogno di una giornalista del gossip.
Quando abbiamo deciso di sposarci, mi è venuta l'insana idea di lasciare la mia occupazione, solo perché lui aveva già pianificato tutto, fatto progetti sul nostro primo figlio, sulle vacanze che avremmo passato ogni estate al mare assieme a una ciurma di marmocchi. E invece eccomi qui, sola, senza lavoro, senza di lui e senza progetti per il futuro. Che idiota sono stata!
Mi getto di peso sul divano mentre aspetto gli operai, scivolando lungo lo schienale del divano, stile Homer Simpson, con il telecomando nella mano sinistra mentre nell’altra tengo stretta una barretta di cioccolato.
Faccio un po’ di zapping ma in tv non c’è nulla di interessante, solo programmi culinari; meglio evitarli se non voglio farmi venire strane voglie!
Mi alzo dal divano, prendo un taccuino dalla mia borsa e comincio a scrivere.

Ciao Matteo. Come puoi vedere ho lasciato la nostra casa, quella che doveva essere il nostro nido d’amore, come lo chiamavi tu.
Invece mi hai lasciata sola, senza darmi nessuna motivazione. Non ci stavi più dentro, okay, lo accetto.
Ora accetta anche tu la mia decisione di sparire per sempre. Sono passate settimane da quando te ne sei andato. Deduco che anche per te ormai è finita definitivamente. Quindi quando tornerai qui, se tornerai, io non ci sarò più. Ti auguro il meglio e, nonostante tutto, non riesco a odiarti.

Strappo il foglio dal taccuino e lo lascio sul tavolino della cucina.
Suonano alla porta. Devono essere arrivati gli operai del trasloco.
Lascio entrare i due uomini che si mettono subito a lavoro, mentre io resto in silenzio a guardarli portar via il mio passato con Matteo.
Mi viene da piangere ma faccio un respiro profondo e cerco di scacciare via dalla mente ogni pensiero.
«Signora, noi abbiamo finito», annuncia uno di loro asciugandosi il sudore dalla fronte con un braccio.
«Okay, metto il cappotto e andiamo nel nuovo appartamento.»
Una volta in macchina, davanti al furgone che trasporta le mie cose, mentre sono ferma al semaforo, vedo una coppietta attraversare la strada e mi ritorna in mente un’altra volta Matteo.
Scoppio a piangere come una bambina. Fa troppo male. Lui mi manca, mi manca tutto di noi, soprattutto quello che eravamo insieme.
Ora mi sento incompleta. La parte migliore di me se l’è portata via.
Tiro su con il naso e cerco di arrestare le lacrime che non vogliono più smettere di scendere. Fino ad oggi non avevo mai pianto, ma ora che lo sto facendo mi sento più leggera. È un pianto liberatorio il mio.
Ce la farò. Devo farcela.
Quando arrivo nell'ufficio di Nicholas, il cuore mi batte all’impazzata.
Lui mi fa subito accomodare. Mi guardo intorno e noto un divanetto arancione disposto lungo la parete opposta alla sua scrivania. Lo fisso con insistenza e comincio a fare pensieri strani su di esso. Chissà se ha mai fatto l’amore con qualcuna su quel divano. Cavolo. Ma che pensieri mi balenano in mente? Sto forse impazzendo?
Mi rendo conto che mi sta fissando con quegli occhi così penetranti, e mi domando cosa starà pensando di me. La sua bocca si piega in un sorriso malizioso e ho come la sensazione che mi abbia letto nel pensiero. Cerco di distogliere lo sguardo dal suo, fissando un punto imprecisato dell’ufficio.
«Ehm, ecco l’assegno», dico tendendo la mano.
Mentre glielo passo mi rendo conto che le mie dita tremano tanto che alla fine l’assegno mi sfugge di mano e cade sul pavimento, prima che lui riesca ad afferrarlo.
Ci inchiniamo entrambi per riprenderlo ma la mia goffaggine è così evidente che mentre mi abbasso sbatto violentemente la testa sullo spigolo della sua scrivania.
Nicholas non scoppia a ridere ma si mostra subito preoccupato.
«Accidenti, si è fatta male?» dice, posandomi la mano sulla fronte.
«Un pochino», rispondo timidamente.
Che figura di merda!
«Non ho nulla di ghiacciato da farle mettere sul livido.»
«Non si preoccupi.»
Fingo di stare bene ma la testa prende a girarmi come una trottola, mi cedono le gambe e un secondo dopo mi ritrovo accasciata tra le sue braccia.
Mi stringe a sé e io mi ritrovo a respirare a pieni polmoni il suo profumo, riconoscendo l’inconfondibile Terre d’Hermès, lo stesso profumo che usava Matteo. Complice forse la tremenda botta che ho preso scoppio a piangere un’altra volta, senza rendermi conto che sono ancora stretta a lui.
«Si sente bene?» mi chiede sempre più preoccupato.
«No», riesco a malapena a rispondere.
«Si sdrai», dice trascinandomi sul divanetto. Io mi abbandono su di esso.
Lo guardo, è così bello e chissà che diavolo penserà ora di me. Prima cado come una pera cotta, poi scoppio a piangere e ora sono distesa su questo maledetto divano che mi ha distratta e fatto fare la figura della tonta!
Mi sorride e mi viene la voglia di gettarmi addosso a lui e baciare quelle labbra così perfette. Non ho mai visto una bocca così bella.
«Va meglio?» mi chiede con tono amabile.
Cerco di tirarmi su, ma le mie gambe cedono e alla fine cedo anche io, nuovamente tra le sue braccia con un’aria sfacciata che a me non appartiene affatto, lo bacio, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Lui ricambia il bacio stringendomi a sé, comprimendo il mio corpo esile al suo. La sua lingua si fa strada nella mia bocca. Io mi avvinghio a lui, desiderosa della sua bocca calda e di questo bacio che mi sta mandando in estasi. Non mi è mai capitata una cosa del genere, ma le sue labbra sono come il miele e baciarlo mi eccita così tanto che vorrei non staccarmi mai da lui. Mi stringe di più e mi accarezza il viso con le mani. Porta indietro i miei capelli e mi scosta delicatamente, continuando a baciarmi. I suoi occhi sono fissi per l’ennesima volta sui miei e un calore involontario percorre il mio corpo. È così eccitante quest'uomo, che vorrei fare l’amore con lui in questo preciso momento. Mi sorride e ricomincia a baciarmi con una passione irrefrenabile.
Quando realizzo davvero quello che sto facendo, mi stacco bruscamente da lui. Raccolgo la mia borsa, il mio cappotto e scappo via.
In un nano secondo sono in macchina, con il cuore che batte velocemente nel petto.
Ma che mi prende?
Ho appena baciato uno sconosciuto!
Il cellulare emette un bip, guardo il display e vedo che la casella dei messaggi lampeggia. Apro l’sms e rimango quasi senza fiato.

Non mi era mai capitata una cosa del genere. Quel bacio così inaspettato... sembrerà assurdo ma a me è piaciuto. Peccato che sia scappata! Posso offrirle qualcosa da bere? Vorrei rivederla. Nicholas.

Se devo essere sincera è piaciuto anche a me, ma non doveva accadere.
Che faccio ora?
Incapace di razionalizzare l'accaduto chiamo Christian e gli racconto tutto.
«Cazzo Gioia, ci mancava solo che lo violentassi sulla scrivania del suo ufficio!»
«Non scherzare! Che devo fare?»
«Rilassati, respira, metti a freno gli istinti animaleschi e torna a casa. Io arrivo subito … Ah, non rispondere al messaggio!»

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