mercoledì 18 marzo 2015

Intervista a Cecile Bertod

Ciao Cecile, grazie di aver accettato il mio invito!

Invito? Quale invito? Ma non si era parlato di soldi?

Partiamo subito con la prima domanda, semplice, diretta e super scontata! Chi è Cecile Bertod?

Io! Semplice, diretto e super scontato! XD

Come ti sei affacciata al mondo della scrittura? E soprattutto perché?

Perché mi hanno scartata ai provini per Sex and the city e non ho le misure giuste per Playboy. Mi restavano poche possibilità: aprirmi un’edicola, prendere i voti, scrivere un libro sperando di riuscire ad alterare il mio girofianchi, girovita, girocosce almeno nell’immaginario collettivo.

Qual è stata la prima opera che hai scritto?

Un fantasy. Il titolo era I custodi di Elend: le rovine di Christalia. Uno di tre, rimasto figlio unico di madre vedova per mancato interesse generale da parte di un pubblico che preferisco definire timido, più che totalmente disinteressato per mero riguardo al mio già debilitato ego.

A quale delle tue opere sei più affezionata?

A Tutto ma non il mio tailleur!, perché in realtà parla molto della mia vita. Eppure non disdegno neanche Harry Potter, ma dicono l’abbia scritto un’altra, anche se non mi fido troppo di queste dicerie faziose e insinuanti.

C'è un personaggio al quale ti senti più legata?

Darcy di Orgoglio e pregiudizio. Qualche volta però sbando per Gideon, il dominatore iperdotato della famosissima saga di Sylvia Day. Non per sminuire Darcy, per carità… Solo che… Be’ il fatto è che… Bacini, battibecchi, naftalina… Diciamo che tutto dipende da quanto sono ottimista in quel momento. Se penso che a breve la mia drammatica condizione di zitellaggine costretta sia a un passo dalla resa alla primavera allora sì, Darcy è perfetto, ma quando poi mi sveglio e mi rendo conto che se continua così, l’unica cosa destinata a finire è il tubetto della crema antirughe, be’… Ho bisogno di stimoli maggiori del “bon ton londinese” per affrontare la giornata.

È uscito da poco “Non mi piaci ma ti amo” edito dalla Newton, parlaci un po' di questo libro.

Dunque, Non mi piaci ma ti amo era in realtà “Wife with benefit”. Un romanzo self pubblicato un annetto fa con questo stesso pseudonimo. Una piccola storia, fatta di piccoli personaggi che in apparenza cercano di mostrarsi più forti di quanto siano in realtà e che, tutto sommato, viaggiano insieme solo perché costretti su un sentiero che avrebbero voluto ugualmente percorrere mano nella mano, se solo nella vita non esistessero i fraintendimenti, le insicurezze, le paure. Perché, se guardiamo bene, quello che ci frena davvero nella vita, i primi limiti che ci sbarrano la strada, siamo noi a costruirli. E poi? E poi un bacio, anche se casuale, riesce a rimettere tutto in discussione e a quel punto o ci si ritrova o, come in questo caso, ci si barrica a presa stagna nei propri punti di vista, ovviamente sbagliati, solo per non ammettere di aver avuto torto.

Qual è stata la tua reazione quando una grande CE come la Newton “ha bussato alla tua porta”. Te lo aspettavi? Ci speravi?

No, in realtà no. Cioè… Perché io? Perché proprio me? Perché proprio il mio racconto, quando accanto a me, tra i self, ce n’erano tanti altrettanto validi, se non molto di più, e con molti più lettori, molti più blog amici, molti più contatti ecc. ecc. No. Non ci pensavo nemmeno, soprattutto dopo le mancate vendite del fantasy e i mille tentativi fallimentari di autopromozione. Ero convinta sarebbe rimasto un hobby e, ti dirò, non mi dispiaceva più di tanto. Poi arriva la Newton, “bussa alla mia porta” e… Direi che il resto lo sapete. La reazione iniziale è sicuramente stata l’incredulità, l’acido e la tachicardia sono arrivate solo dopo che finalmente sono riuscita a realizzare. No, non era uno scherzo, non era spam. Quella era la mail di una CE.

Cosa ti aspetti da questa pubblicazione?

Nulla. La mia vita procede quasi allo stesso modo. Non è cambiato granché. Sono sempre io, con gli stessi problemi. C’è un mio libro sugli scaffali delle librerie e, considerata la mia natura non troppo ottimistica, ancora dubito che qualcuno, tranne amici e conoscenti più o meno costretti, lo compri. L’unica a non stare nella pelle è mia madre, che ormai se lo porta dietro ovunque. Ho provato a strapparglielo via dalla borsa, ma ha minacciato di diseredarmi. Lo so che sembra anomalo da parte mia parlare così, ma davvero, e chi mi conosce sono certa possa confermarlo, davvero non so come prenderla. Sono già passati quasi tre anni da quando tutto è iniziato eppure è come se avessi appena mosso il primo passo. Potrebbe finire tutto oggi. Potrei non riuscire più a scrivere un buon libro. Non dipende dalle mie capacità, più di quanto non dipenda dall’intuizione del momento (leggi botta di culo). Quindi cosa posso dire? Se iniziassi davvero a crederci, a saltellare in estasi nel corridoio, come mi sentirei se si rivelasse solo una bolla di sapone? Di merda. Ecco, quindi preferisco mantenermi stabilmente insoddisfatta fino a quando non sarà impossibile fare altrimenti e, anche allora, sono certa che troverò mille motivi per deprimermi. Lo so, non sono proprio standard.

Ci regali un estrattino?

Con immenso piacere!


«Un’altra tartina, miss Price?», mi domanda uno dei camerieri, passandomi accanto.
«Lasci pure qui il vassoio!», gli rispondo io brusca, continuando a ingozzarmi indegnamente. Davanti a me sfilano conti, contesse e baroni accompagnati da attricette seminude, imprenditori e metà parentado della dinastia dei Clark. Thomas, impeccabile nel suo smoking, si destreggia tra gli invitati da perfetto padrone di casa, ringraziando di cuore chi gli porge i propri auguri per il lieto evento e ascoltando rassegnato chi invece, non ritenendo ineducato manifestare le proprie perplessità sulla nostra accidentale unione, se lo trascina in disparte per spronarlo ad abbandonare finché è ancora in tempo.
E io che faccio? Be’, resto a guardare...
La mia presenza è del tutto superflua, il mio punto di vista sfacciatamente non richiesto.
Rumino tartine, bevo champagne e maledico il testamento, la famiglia Clark e ogni singolo penny che ho dovuto sborsare per l’abito da sera. Me ne resto nascosta, chiedendomi quanto impiegheranno ad accorgersi che manco all’appello. Per ora nessuno sembra porsi il problema, ma confido nel momento dello scambio delle fedi.
«Signorina Price!», mi sorprende Clementine stupita. «Cosa ci fa dietro la tenda?»
«Mi lascio guidare dal mio istinto di sopravvivenza».
«Ma cosa dice?», ride divertita. «Suvvia, venga fuori di lì. La staranno aspettando!».
«Non ne sarei così convinta», rispondo scettica. «Ora vada di là o se ne accorgeranno tutti», la supplico, facendole segno si spostarsi.
«Ma signorina Price, non penserà davvero di restare qui tutta la sera?»
«Sarebbe così grave? Ho un pessimo rapporto con gli aristocratici».
«Ma è la sua festa di fidanzamento! Pensi al povero signor Clark. È così sensibile. Si sentirà abbandonato».
«Sono sicura che sopravvivrà».


Progetti futuri?

Diventare schifosamente ricca.

Grazie Cecile di essere stata mia ospite :)

Baciottiiii!!! <3 font="">



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